Teatro Argentina

di Maria Clotilde Casara   •   12 marzo 2018

Nella colonia di Largo Torre Argentina, nel centro di Roma, siamo più di 200 gatti. Il mio nome è Pioppo (chissà perché!), vivo qui da circa un anno. La mia casa è tra le rovine al centro della piazza, ma durante la giornata mi piace passeggiare nell’area intorno. Passeggiando per i vicoli pittoreschi di Roma è impossibile non rimanere catturati dalle bellezze che rendono famosa la nostra città nel mondo. Si pensa che Roma sia solo il Colosseo e la Basilica di San Pietro… per chi invece la città, non solo la visita, ma la vive, sa bene quanto sia bello passeggiare e scoprire pezzi di storia dietro l’angolo.

Il mio “pezzo di storia” preferito è il teatro Argentina, un teatro situato davanti casa mia: è uno dei principali teatri della città, e il più antico. Pensate che i progetti di costruzione cominciarono nel 1730 e il teatro venne inaugurato il 31 gennaio del 1732 (due anni dopo). Prima di allora vi era la casa della famiglia Sforza Cesarini, e prima ancora la Curia Pompeii, dove il celebre Giulio Cesare fu assassinato. In seguito, Cesare Augusto fece murare la sala… sarebbe stato inquietante tenere aperto il luogo dell’uccisione dell’imperatore, no?

Dopo la costruzione, il primo spettacolo rappresentato fu Berenice, di Domenico Sarro, ma molto più famosa è stata la prima rappresentazione del Barbiere di Siviglia, di Gioacchino Rossini, nel 1816: quella che poi sarebbe diventata una delle opere italiane più rappresentate, conosciute, citate, riprese della storia (forse più di ogni altra), cominciò con un disastro di fischi e contestazioni su cui appunto si diffusero tante leggende, come quella di uno spettatore, che, durante la prima del Barbiere di Siviglia, si alzò protestando disgustato; Rossini, indignato, si alzò a sua volta offendendo i gusti musicali dello spettatore, così quest’ultimo lo rincorse infuriato per tutte le vie di Roma!

Il fallimento dell’opera durò poco: già il giorno dopo, la rappresentazione fu un successo!

Il nome della piazza si riferisce alla Torre Argentina, così chiamata in onore del Papa dal prelato Johannes Burckardt (Burcardo in italiano) il quale, essendo nato a Strasburgo (Argentorarum in latino), si faceva chiamare Argentinus e poi Argentina.

Forse vi starete chiedendo come faccio a sapere tutte queste code del passato…dovete sapere che noi gatti abitiamo a Largo Argentina da secoli, ormai, così come in tutta Roma.

Solo una volta sono riuscito a entrare nel teatro: dallo sfarzoso ingresso rivestito di locandine degli spettacoli e arredato con bei lampadari di cristallo e moquette rossa si accede, attraverso una scalinata, a un corridoio che si dirama ad “U”: sui lati ci sono delle porte che si affacciano sui palchi, dal centro parte un passaggio che attraversa la platea fino al palco.

Ad illuminare la sala, un enorme e bellissimo lampadario è appeso al soffitto decorato da affreschi… poi non ho visto più niente, un guardiano mi ha preso e portato fuori…

Evidentemente i gatti non sono ammessi nel teatro, ma voi umani sì, quindi andate subito a visitarlo!

2018-04-12T16:20:58+00:0014-03-2018|Artisti-Culture|0 Comments

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